L'ACQUA è un bene pubblico e comune NON mercificabile. NON si privatizza.


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La Gandina di Pieve


Il Bel Paese disunito

di Gianfranco Pasquino (da La Rivista dei Libri)

http://www.formaggio.it/belpaese%20Savignac%201948.jpgGIOVANNI FLORIS, Separati in patria. Nord contro Sud: perché l'Italia è sempre più divisa, Milano, Rizzoli, pp. 267, €19,00

ILVO DIAMANTI, Mappe dell'Italia politica. Bianco, rosso, verde, azzurro… e tricolore, Bologna, Il Mulino, pp. 256, €16,50

Raccontano i libri di scuola che, compiuta con successo l'unificazione territoriale, Massimo D'Azeglio abbia pronunciato la fatidica frase «Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani». Non è sicuro che qualcuno, raccogliendo la raccomandazione di quegli uomini eccellenti che furono la Destra Storica, abbia tentato davvero, con competenza e convinzione, di «fare gli italiani». Adesso, poi, con tre milioni di immigrati, il problema sembra essersi fatto ancora più complesso, soprattutto visto che gli stessi italiani non sembrano possedere una solida e condivisa identità nazionale. Appare invece più probabile che, mentre incombe sullo stivale il centocinquantesimo anniversario dell'Unità, qualcuno sia attivamente impegnato a "disfare" l'Italia e a tenere a bada gli immigrati, anche quelli regolari, già operanti e operosi nel nostro paese. Sarebbe tuttavia troppo lusinghiero attribuire alla Lega, che pure vanta un conclamato progetto in tale senso, tutti i risultati del processo di sfaldamento protrattosi per gli ultimi vent'anni. Al contrario, si potrebbe persino sostenere che i successi della Lega costituiscono la conseguenza di molti sviluppi negativi dell'economia, della società e della politica italiana a partire dagli anni del pentapartito (1980-1992), e non soltanto, come pure è legittimo pensare, dagli sconvolgimenti politico-elettorali del dopo-Tangentopoli. Sono venuti al pettine alcuni dei classici nodi problematici della storia politica, sociale, economica e culturale italiana che, purtroppo, a causa di commentatori appiattiti sul presente (e di cittadini mal educati da un asfittico insegnamento della storia), erano scomparsi dall'orizzonte dell'analisi e della riflessione. Anche se non sono mancati precursori preoccupati e indignati, come Giorgio Bocca, per quanto possa apparire incredibile, alcuni dei temi più importanti sono stati recentemente resuscitati proprio dal pur molto imbarbarito dibattito politico italiano.

domenica, 08 novembre 2009, 20:50 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Mein Kampf in IPhone?

"Hitler supera la censura di Apple e approda in forma digitale - con tanto di svastica come icona - negli IPhone. Per ora tradotto in spagnolo". Costo: $1.99. Lo scrive Haaretz, il quale aggiunge che alla luce delle contestazioni sembra che l'item sia stato rimosso. (ic)

Hitler bypasses Apple censors: Mein Kampf for your iPhone

An iPhone application that recently made its way into the Apple App Store has sparked some controversy - a digital version of Adolf Hitler's book Mein Kampf translated to Spanish. The application comes complete with a swastika icon.
domenica, 08 novembre 2009, 19:37 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Amor c'ha nullo amato amar perdona

Santanche', " Maometto era pedofilo, aveva moglie di nove anni"

08 Novembre 2009 18:24 CULTURA E SPETTACOLO

ROMA - ''Maometto per noi era poligamo e pedofilo, perche' aveva nove mogli e l'ultima di nove anni'': lo ha dichiarato Daniela Santanche', leader del movimento per l'Italia, nel corso del programma Domenica Cinque su Canale 5. La dichiarazione, espressa durante un dibattito sul crocifisso nelle scuole, ha scatenato la polemica tra i presenti in studio. (RCD)

domenica, 08 novembre 2009, 19:18 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Nove voci d'autore dai "mondi al limite"

di Fabio Panebianco

Alcuni romanzieri di successo raccontano la propria esperienza nelle zone in cui opera Medici Senza Frontiere: è “Mondi al limite”, presentato a fine ottobre presso l'ex Monastero dei Benedettini. Step1 ha intervistato Renato Scifo, relatore dell'evento e volontario per MSF. L'ultima missione? Sei mesi a Gaza per curare i traumi psicologici dei bambini sotto le bombe

Far conoscere il mondo al mondo: questo è l’obiettivo che l’organizzazione “Medici senza Frontiere” persegue, portando avanti un progetto volto a sensibilizzare il pubblico su temi che vanno dalla violenza urbana alla prostituzione, dalle guerre alle malattie, dalle carestie a tutte le crisi che colpiscono le popolazioni del sud del mondo.  "Mondi al Limite", edito da Feltrinelli, è una raccolta di testimonianze riportate da personaggi eccellenti che hanno vissuto in prima persona il disagio e le difficoltà dei paesi più sofferenti. Alessandro Baricco, Stefano Benni, Gianrico Carofiglio, Mauro Covacich, Sandrone Dazieri, Silvia Di Natale, Paolo Giordano, Antonio Pascale, Domenico Starnone, per la prima volta a contatto con situazioni al limite, le hanno raccontate.

domenica, 08 novembre 2009, 18:23 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Tempestività

Benevento, tenta il suicidio ma non muore. Il carro funebre torna indietro

BENEVENTO (7 novembre) - Una donna di 45 anni è rimasta ferita dopo aver tentato il suicidio lanciandosi da un ponte sul fiume Calore alto più di 20 metri. La donna, di S. Angelo a Cupolo (Benevento) è stata salvata dal limo accumulato sulla sponda del fiume e dalla folta vegetazione di arbusti, che ne hanno attutito la caduta. L' aspirante suicida è stata recuperata dai vigili del fuoco e trasportata in ospedale con un' ambulanza del 118, ma non è in pericolo di vita. Con straordinaria celerità mentre erano in corso le operazioni di recupero, è giunto sul posto un carro funebre, allertato non si sa da chi. Il carro funebre è stato fatto allontanare dalla polizia municipale, quando si è accertato che la donna, trasferita a bordo dell' ambulanza era ancora viva.

"Il Mattino", 7 novembre 2009

domenica, 08 novembre 2009, 17:53 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Processato il gruppo armato dei Casalesi

Omicidio Orsi, il boss Setola a giudizio Processato il gruppo armato dei Casalesi di Rosaria Capacchione

CASERTA, 8 novembre - Il giorno del pentimento di Gaetano Vassallo fu lo stesso giorno in cui Michele Orsi iniziò a morire. Scaricato dai Casalesi, inutile come collaboratore di giustizia, troppo debole per reggere allo stress di un altro, possibile, arresto e degli avvertimenti in stile mafioso che erano iniziati a gennaio, quando la sua pur modesta collaborazione con la giustizia era diventata cosa nota. Quando Michele Orsi fu ucciso, era un mese che Giuseppe Setola stava esercitando le sue qualità di assassino, di giustiziere di quanti non erano stati fedeli alla causa dei Casalesi. Quella mattina del primo giugno 2008, una domenica, fu deciso che dovesse essere l’ultima dell’imprenditore di Ecoquattro, del re dello smaltimento dei rifiuti, dell’interlocutore privilegiato di politici e camorristi, a Mondragone e Castelvolturno come a Casal di Principe. Fu deciso in un giorno e un luogo imprecisato, a Casale comunque, nelle alte sfere del clan. Furono in sette, a vario titolo, a partecipare all’omicidio: chi fece da specchiettista, chi assistette alla partenza dei killer, chi sparò, chi vide gli assassini fuggire e lo negò. In capo a tutti c’è Giuseppe Setola, il capo militare dei Casalesi arrestato sette mesi dopo a Mignano Montelungo.
domenica, 08 novembre 2009, 17:26 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Da via Gradoli alla caduta del Governatore

di Marco Travaglio

Questo inserto speciale raccoglie tutto quel che c’è da sapere sul “caso Marrazzo”, o almeno tutto ciò che emerge dai verbali finora depositati dei protagonisti interrogati dai magistrati. Naturalmente quel che emerge con maggiore chiarezza e completezza è soltanto il lato A della storia: le frequentazioni (con i trans) e i vizi privati (la cocaina) inconfessabili dell’ex governatore del Lazio, le gesta di una banda di carabinieri infedeli, il sottobosco di piccoli e grandi delinquenti che si muovevano sullo sfondo, lo sciame di giornalisti, direttori ed editori che si avventarono a capofitto su quel dvd per gestire il ricatto in subappalto. Manca ancora, o meglio compare soltanto in nuce, il lato B della vicenda: l’inquinato versante politico-istituzionale che da 15 anni fa di Berlusconi il padrone d’Italia e del centrosinistra un’opposizione ricattabile e ricattata, dunque dimezzata o inesistente. Non sappiamo se i carabinieri infedeli agirono su commissione di qualche utilizzatore finale, o se assunsero autonomamente l’iniziativa. Quel che sappiamo è che andarono a colpo sicuro, nella certezza di trovare acquirenti interessati a rilevare il ricatto in outsourcing. E’ vero che nessun giornale avrebbe potuto pubblicare quel materiale, ma è anche vero che il suo valore commerciale dipendeva proprio dalla sua non pubblicabilità. Sappi che abbiamo il video, che ti facciano il favore di non pubblicarlo, dunque stai attento a quel che fai. Chi aveva in mano il dvd aveva in pugno Marrazzo. Un copione già visto e collaudato in casi recentissimi. Prima si informa Vittorio Feltri, ancora direttore di Libero, house organ berlusconiano ma edito da Angelucci, che ha già dato ottima prova sputtanando Veronica Lario con le foto a seno nudo e col falso scoop della liaison con il bodyguard.
domenica, 08 novembre 2009, 17:08 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Dove cadde il primo pezzo

in Bornholmer Strasse, Berlino, 9 novembre 1989.

Da Der Spiegel

domenica, 08 novembre 2009, 16:56 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Dresda: imbrattata la sinagoga da vandali

08 Novembre 2009 15:27 ESTERI

 

BERLINO - Il muro esterno della nuova sinagoga del centro di Dresda e' stato imbrattato da vandali con svastiche e altri simboli dell'estrema destra. L'atto vandalico e' stato compiuto alla vigilia del 71esimo anniversario del pogrom della 'Notte del Cristalli'. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 in Germania alcune centinaia di sinagoghe vennero incendiate e danneggiate dai nazisti e si registrarono un centinaio di vittime. (RCD)

domenica, 08 novembre 2009, 16:48 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Sabotaggi, appalti e veleni il buco nero delle Molinette

Il sospetto: guerra fra aziende con la regia dei manager Alberto Gaino

La centrale di sterilizzazione al primo piano delle Molinette: sullo sfondo le autoclavi che hanno sostituito quella esplosa nel 2007: secondo la procura non fu uno scoppio casuale. Cosa ci può essere dietro l’accusa di aver provocato «fraudolentemente» l’esplosione di un’autoclave alle Molinette? Posto che l’ipotesi di reato nasce da una consulenza tecnica, atto di parte che verrà sottoposto a verifica, il solo fatto che un magistrato della procura della Repubblica l’abbia formulata a carico del dirigente dell’ufficio tecnico dell’ospedale ha del clamoroso. E solleva più di un interrogativo. Il primo, banale: a chi poteva giovare la «simulazione di un evento distruttivo» di quel genere? In questo caso la risposta è nei fatti successivi all’esplosione del 3 ottobre 2007. La «Chirurgica Tedino costruzione riparazione apparecchi elettromedicali» è stata estromessa dalle forniture di autoclavi.  Si tratta dell’azienda che aveva prodotto, ceduto, installato e gestiva la manutenzione di quello esploso. La procura tace, l’ingegner Francesco Chiaro, il dirigente dell’ospedale sotto inchiesta per danneggiamento, tace. Tacciono gli altri indagati. L’avvocato Nicola Bruno, difensore di Silvano Pieroni, amministratore delegato di Cisa, si limita a un «abbiamo fiducia nell’operato della magistratura». Ma una prima circostanza dell’intrico non appare neutra: il dirigente pubblico chiede a Cisa, società concorrente della Tedino, di effettuare sull’autoclave in questione un «intervento verosimilmente manutentivo» (espressione usata dal pm Cesare Parodi nel decreto di perquisizione per dar conto agli inquisiti dei motivi per cui la Guardia di Finanza ha proceduto nei loro confronti).
domenica, 08 novembre 2009, 16:38 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Le galere galleggianti di Alfano

di Pietro Ancona

La destra italiana che ci governa è costituzionalmente incapace di affrontare un problema e risolverlo se questo riguarda la sfera dei diritti. Basti considerare come ha affrontato la questione del testamento biologico proponendo una legge che piuttosto che aiutare a morire con dignità vorrebbe imporre l'alimentazione forzata e l'obbligo alla sofferenza fino alla fine. Inoltre la destra al governo affronta un problema avendo occhio al business per i suoi adepti o clienti. Si eccita soltanto  se ne ha un congruo ritorno.Ora a fronte della esplosione della popolazione carceraria che si avvia ad essere di 70 mila detenuti non trova di meglio che proporre una soluzione lucrosa per chi deve realizzarla ma certamente di grande peggioramento della condizione dei detenuti. Si vorrebbero costruire delle carceri galleggianti che dovrebbero sostare davanti ai porti italiani. L'esperienza delle carceri galleggianti è stata fatta USA, in Gran Bretagna ed in Olanda con esiti terribili per i detenuti che si ammalano per l'insalubrità e soffrono di claustrofobia dal momento che gli spazi si riducono al minimo. Veri e propri loculi per viventi che galleggiano davanti le coste italiane! In Inghilterra una nave-carcere è stata chiusa per i gravissimi problemi psichici creati ai detenuti ed anche ai custodi e per le difficoltà di raccordo con il mondo esterno. La soluzione di costruire nuove carceri galleggianti  non è  saggia e  civile. L'Italia non può programmare una espansione della popolazione carcerata oltre quella fisiologica che ha sempre avuto di circa quarantamila persone senza squinternarsi come Stato di Diritto. L'incremento abnorme  dei ristretti  è stato dovuto in grande parte alle leggi ideologiche securitarie della destra a cominciare dalla legge Fini sulla droga ed alla povertà  della popolazione carceraria impossibilitata a fronteggiare processo penale che impone l'assistenza di agguerriti studi legali per difendersi adeguatamente.
domenica, 08 novembre 2009, 14:44 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Casa natale di Hitler: farne una Pinacoteca della Shoah

COMUNICATO STAMPA

Casa natale di Hitler: il Gruppo EveryOne propone allo Stato di Israele di farne una Pinacoteca della Shoah. L'organizzazione pronta a donare una preziosa collezione di oltre 200 quadri di artisti vittime dell'Olocausto o sopravissuti

Milano, 8 novembre 2009. Il Gruppo EveryOne propone al governo dello Stato di Israele di acquistare la casa in cui nacque Adolf Hitler - messa in vendita nei giorni scorsi dalla proprietà - per farne una Pinacoteca dell'Olocausto, nel luogo-simbolo in cui ebbe origine "la banalità del male" ed ebbero inizio i germi dello sterminio. "La nostra organizzazione è pronta a donare allo Stato di Israele," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione antirazzista, "circa 200 quadri realizzati da pittori ebrei scomparsi nei lager o sopravvissuti alla Shoah, una collezione di inestimabile valore creata negli anni dai nostri esperti dell'Olocausto, dopo meticolose ricerche in tutto il mondo sulle tracce degli artisti assassinati dai nazisti o entrando in contatto con i sopravvissuti".
domenica, 08 novembre 2009, 14:28 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

I partiti personalizzati svuotano la democrazia

di Ilvo Diamanti

Mentre ieri l'Assemblea del Pd proclamava Pierluigi Bersani segretario del partito, Rutelli se n'era già andato, insieme ad altri ex-democratici. Anche se non è chiaro dove approderanno. Nell'orbita dell'Udc, probabilmente. Ne è convinto Casini, che ha preconizzato, per il proprio partito, il raddoppio della base elettorale. Anche se i sondaggi, per ora, non hanno rilevato variazioni nelle stime di voto dell'Udc e del Pd. Il quale appare, anzi, in crescita. L'Udc diverrebbe, in questo caso, un partito diverso. D'altronde, è una fase incerta, che coinvolge non solo Rutelli e Casini, il Pd e l'Udc, ma il sistema politico italiano nell'insieme. Scosso da tensioni trasversali agli schieramenti e ai partiti. Basta rammentare la turbolenza che investe, in questa fase, l'Idv, dove la leadership di Antonio Di Pietro subisce la concorrenza di Luigi De Magistris. Anche nell'altro versante, però, si colgono alcune crepe. Nel Pdl cresce l'insofferenza di alcuni leader nei confronti del protagonismo e delle scelte di Tremonti. E, parallelamente, cresce l'insofferenza di Tremonti verso le pretese degli altri ministri di condizionarlo - e di ridimensionarlo. Avvisaglie - per alcuni versi - della "guerra di successione" (preventiva) a Berlusconi. Perfino nel regno monocratico della Lega emerge una timida ricerca di autonomia personale rispetto alla leadership di Bossi. Questi casi, profondamente diversi, riflettono l'equilibrio instabile del sistema politico italiano, dove è difficile - quasi impossibile - distinguere le persone dai partiti e i partiti dalle persone. [..]

Continua QUI, La Repubblica, 8 novembre 2009
domenica, 08 novembre 2009, 13:05 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

"Quel viaggio in Sardegna dei fratelli Graviano"

di Peter Gomez (dal sito di Chiarelettere, pubblicato anche su Il Fatto quotidiano del 6 novembre 2009)


Vignetta di FranzaroliPubblico qui di seguito un mio pezzo sulla latitanza dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano e la nascita di Forza Italia. Il tema, anche se non sembra appassionare troppo la stampa italiana, è particolarmente attuale visto che le nuove indagini sulle stragi del '93, dopo il pentimento del boss Gaspare Spatuzza, sono entrare in una fase decisiva. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate e magari, dando un'occhiata alle loro foto segnaletiche dell'epoca (1994) che trovate su internet, se a qualcuno di voi, 15 anni fa, è capitato d'incontrarli. Magari a Milano o a Porto Rotondo.
Peter Gomez

Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2009


Chi ci ha lavorato sopra dice che quei cellulari parlano. Raccontano storie di sangue e di tritolo. Di bombe e di patti segreti. Ma anche vicende minime: l’amore di Giuseppe e Filippo Graviano, i due boss di Bracaccio responsabili delle stragi del ‘93, per Rosalia e Francesca; le vacanze in coppia; la strana passione dei due fratelli per i viaggi e per i luoghi di vacanza più o meno esclusivi. Sì, perchè i Graviano, mentre organizzavano gli attentati alle opere d’arte e, secondo il pentito Gaspare Spatuzza, trattavano un accordo politico con Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, percorrevano l’Italia avanti e indietro. I tabulati telefonici, incrociati con decine e decine di testimonianze raccolte dalla Dia (direzione investigativa antimafia), ci mostrano i due fratelli e le rispettive fidanzate che, insieme a un amico, vanno in febbraio al Carnevale di Venezia. Poi i due ragazzi terribili si spostano a Abano Terme, ospiti del proprietario di un tv privata siciliana. Quindi arrivano a Riccione, dove da maggio a giugno, i mesi in cui si verifica il fallito attentato a Maurizio Costanzo e la strage fiorentina dei Georgofili, affittano un appartamento ammobiliato. [...]

Continua in http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2374852.html

(Vignetta di Franzaroli)


domenica, 08 novembre 2009, 13:01 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

L'economia reale abbandonata dalle banche

Derivati, una bomba da 203mila miliardi

La grande paura è passata. Nessuna implosione del sistema finanziario mondiale. Ma chi bisogna ringraziare per lo scampato pericolo? Sicuramente i Governi che hanno preso sulle spalle (con aiuti pubblici) il fardello delle banche pericolanti; le autorità monetarie che hanno inondato di liquidità il sistema. E quei mercati (dalle Borse ai bond) che si sono messi a correre all'insù. Dalle banche, quelle di Wall Street in particolare, ben poco è arrivato. Almeno in termini di comportamenti. Già dai primi mesi del 2009 il vecchio vizio di fare della speculazione un'arte è riemerso più forte di prima. Lo dicono i bilanci delle big bank americane che hanno ricominciato ad accumulare rischi come niente fosse. Un dato su tutti è quello dell'attività in derivati che, come ha sottolineato Giulio Tremonti nei giorni scorsi, sono in continua crescita. Come se nulla fosse accaduto. Non era proprio la finanza strutturata e la sua inarrestabile ascesa ad aver causato il pericolo del crack sistemico? Evidentemente a Wall Street hanno la memoria corta. Come spiegare altrimenti che per le prime 25 banche Usa il valore nozionale in derivati è salito nella prima parte del 2009 di altri 1.500 miliardi, portando il totale alla stratosferica cifra di 203mila milardi di dollari. Una cifra quasi impronunciabile: 30mila miliardi in più della stagione pre-crisi Lehman, il doppio del 2006 e dieci volte tanto il valore di questi strumenti solo una decina d'anni fa. Ma non è il valore in sé a preoccupare. È il rapporto con le attività delle banche a far tremare i polsi. Quella montagna di strumenti speculativi siede su un attivo complessivo di appena 7.600 miliardi con un rapporto di 26 dollari in derivati per ogni dollaro di attività. E questo è il dato medio. Poi ci sono le reginette del rischio estremo: come Goldman Sachs che ha un rapporto di 300 volte o Jp Morgan che per ogni dollaro di attivo ha in pancia 48 dollari in derivati. Ma non è solo il continuo ricorso a quelle che Warren Buffet ha definito «armi di distruzione di massa» a gettare una luce inquietante. È la modalità con cui i grandi gruppi bancari sono tornati a macinare utili che dovrebbe far riflettere.
domenica, 08 novembre 2009, 12:48 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Resoconto stenografico della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti

Pubblicato da L'Espresso. La deposizione del procuratore Greco in Commissione parlamentare dove si narra di tre navi ...

Camera dei deputati - Senato della Repubblica XIV legislatura. Parte segreta della seduta n. 177 del 24 gennaio 2006, declassificata ai sensi della delibera della Commissione del 15 febbraio 2006
 
FRANCESCO GRECO, Sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Paola. Tutti voi sapete che sono state pubblicate sul giornale L'Espresso delle dichiarazioni di un pentito della 'ndrangheta, il quale ha dichiarato che una delle attività che svolgevano le associazioni criminali era lo smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi. Per quanto riguarda la nostra zona, egli fa un chiaro riferimento alla zona antistante Cetraro, dove regna incontrastata una cosca mafiosa facente capo a Franco Muto, e cita l'utilizzo di quest'organizzazione criminale al fine di reperire della manovalanza da utilizzare per l'affondamento di queste navi. Il procuratore mi ha affidato questo procedimento sulla base del fatto che ero titolare dell'indagine sulla Jolly Rosso. Ho quindi iniziato a chiedere in giro, facendo affidamento su fonti informali. Mi è stato segnalato un sito dove alcuni pescatori, persone assolutamente affidabili, che conosco personalmente, avevano pescato dalle reti dei bidoni. Ho cercato in tutti i modi di capire quale fosse il luogo preciso. Mi sono state date delle coordinate, che ho riportato al consulente, per verificare il sito, con l'avvertenza che ci poteva comunque essere un margine di errore di 500 metri. Ho instaurato una trattativa con questa ditta, cercando di risparmiare dei soldi, e con ventimila euro hanno svolto questo lavoro; hanno utilizzato una nave con un sonar a scansione. Sul sito dove i pescatori avevano pescato i bidoni hanno rilevato un corpo estraneo della lunghezza di 126 metri. Questo sonar funziona come una sorta di risonanza magnetica, che ha rilevato un corpo lungo 126 metri; i consulenti hanno escluso che si possa trattare di un oggetto naturale, come una roccia, ma dovrebbe trattarsi di un corpo solido e non liquido. Non si spiegano cosa sia.
domenica, 08 novembre 2009, 11:35 *** link *** inserito da circolopasolini *** commenti

Oh yes!



La Camera Usa vota la riforma sanitaria di Obama con 220 voti contro 215. Foto da New York Times.

Sweeping Health Care Plan Passes House...


domenica, 08 novembre 2009, 11:06 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Gli obbligati

Far San Martino oggi, vita vera di Giorgio Boatti

Una ricorrenza che ci siamo buttati decisamente dietro le spalle. Tanto che buona parte di chi vive qui, in questa provincia - sia nei paesi sia nelle località più grandi - non solo non usa più, ma non saprebbe neppure dare senso all’espressione, un tempo assai diffusa, di «fare San Martino». Un modo di dire profondamente legato alla realtà contadina lombarda. «Far San Martino» era l’equivalente di un tracollone esistenziale. Rappresentava un duro girare di pagina nelle vite degli individui e delle famiglie visto che univa all’azione del traslocare, del cambiare casa, quella del cambiare posto di lavoro. O di perderlo. Proprio alla data dell’11 novembre, in cui si rinnovavano tradizionalmente i contratti agricoli, i lavoranti - se avevano cambiato o perso il posto di dipendenti delle grandi proprietà - «facevano San Martino». E visto che la casa in cascina, dove vivevano con le loro famiglie, costituiva parte del corrispettivo del loro lavoro, in questo giorno, chi aveva perso, o cambiato lavoro, doveva lasciare anche l’abitazione. Faceva trasloco, appunto. E sulle strade polverose i convogli di carri con le masserizie si incrociavano lungo percorsi densi di timori, di insicurezze, di rimpianti che parlavano agli occhi di tutti.
domenica, 08 novembre 2009, 10:47 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Correre sull'acqua

Ieri, 7 novembre, si è tenuta una conferenza stampa di Asm, a poche ore da quella indetta dal Circolo Pasolini, Insieme per Pavia e Federazione della Sinistra a sostegno dell'acqua pubblica (QUI). Asm annuncia la costituzione di un'associazione di aziende pubbliche per contrastare le holding private nella gara per l'erogazione che terminerà nel gennaio 2010. A voler essere come tanti altri, caro Giampaolo potrei dichiarare ora che sono molto contenta che abbiate seguito il suggerimento - QUI - offerto tramite questo blog due giorni fa: la costituzione di un consorzio tra società pubbliche per la partecipazione alla gara di erogazione dell'acqua. Ma mi piace mantenere lucidità ed equilibrio che mi portano piuttosto a replicare che, sì, sono soddisfatta che le Asm ci provino, era loro dovere, tuttavia la raccolta firme non è contro Asm ma la totale privatizzazione dell'acqua e la gestione da parte di imprese di profitto! pericolo che - lo dici tu stesso - non è affatto scongiurato dalla vostra lodevolissima iniziativa. Non smetterà quindi la raccolta di firma, e anzi, visto lo sforzo che state facendo per arginare l'avanzata dei grandi privati, dovrebbe essere anche nel vostro interesse che essa abbia successo. Ogni tanto bisogna anche corrrere sull'acqua. Un caro saluto,

Irene Campari

Acqua, Asm senza privati. Da sole in gara: «I francesi volevano comandare»


PAVIA.
 Il presidente leghista di Asm, Giampaolo Chirichelli, blocca i francesi sul fronte dell’acqua. E annuncia: «Niente alleanze con i privati. Costituiremo una associazione temporanea di imprese (Ati) tra le sette aziende pubbliche che operano in provincia di Pavia. Così smentiamo chi ci accusa di volere svendere l’acqua». Ieri mattina, alla sede Asm di via Donegani, si è tenuta una conferenza stampa. E il presidente Chirichelli ha dato l’annuncio della rottura con il colosso francese di Veolia. «Pretendevano la governance e di avere un diritto di veto nonostante la posizione di minoranza. Abbiamo deciso di tutelare il servizio pubblico e la dignità di Asm di poter decidere in casa propria. Sul valore tecnico siamo all’80 per cento dei parametri richiesti dal bando di gara. Il nostro avversario più forte saranno proprio i francesi, con i quali abbiamo trattato sino a ieri e che possono contare su un bacino di 110 milioni di utenti». Dell’associazione temporanea di imprese faranno parte Asm Pavia, Asm Voghera, Asm Vigevano e Lomellina, Acaop Broni-Stradella, As Mortara, Cbs Mede e Amiacque Milano che, hanno ricordato Cecilia Saluzzi e Tommaso Bertani, «già serve 20 Comuni della provincia di Pavia e ha un bacino di 2,5 milioni di abitanti».
domenica, 08 novembre 2009, 10:13 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (2)

"Bonifiche, sequestro in Provincia" (di Pavia)

All’Agrichimica il Comune non riesce a individuare la proprietà dei terreni

PAVIA. La Forestale è entrata anche negli uffici della Provincia, dove le indagini iniziate in Oltrepo. Nei giorni scorsi alcuni agenti sono andati in via Taramelli, dove ha sede il settore Ambiente, inizialmente per acquisire informazioni sulle bonifiche degli ultimi anni nel territorio provinciale. Poi però ne sono usciti con un plico di documenti: le relazioni finali della direzione dei lavori di tutte le bonifiche effettuate in provincia di Pavia da società del gruppo industriale di Giuseppe Grossi. Per quanto riguarda le bonifiche, piazza Italia ha un ruolo di controllo. Il Comune fa la richiesta alla Regione, se servono fondi elevati, poi lo stesso Comune fa una gara per appaltare i lavori. L’amministrazione provinciale controlla il rispetto dei tempi, la corretta esecuzione; in pratica non ci sono passaggi “politici” in giunta, ma solamente un ruolo di supervisione tecnica. La Forestale ha chiesto alla Provincia le informazioni relative a tutte le bonifiche dal 2005 ad oggi. Poi, confrontandosi con gli uffici, è emerso che l’azienda di Grossi era coinvolta anche in risanamenti di anni precedenti. E così il faldone è aumentato di volume. Tornando indietro negli anni spuntano la Agrichimica di Monticelli Pavese e la Rivol di Spessa Po. I controlli del Corpo forestale dello Stato però non sono ancora arrivati in questi Comuni. Lo confermano il sindaco di Spessa, Giuliano Spiaggi, e quello di Monticelli, Enrico Berneri. Qui la bonifica è stato un affare da oltre 6 milioni di euro. Ma lo spettro della ditta è ancora lì, ingombrante. «Dove c’era la Agrichimica ci sono ancora le recinzioni della Agrichimica - spiega Berneri - c’è un portico, una casottina con la vecchia casa del custode e gli uffici. Solo che non riusciamo a risalire al proprietario del terreno. La ditta, infatti era in affitto, noi stiamo facendo delle indagini per risalire alla proprietà. L’ultimo di cui abbiamo traccia è morto in Liguria, senza eredi. Certo, se il terreno fosse del Comune potremmo inserirlo nel Pgt, perché così è un’area fatiscente». A Monticelli stanno risalendo anno dopo anno ai passaggi di proprietà. Della bonifica si è occupata la Sadi Servizi Industriali di cui Grossi è amministratore. In località Arsenale erano state smaltite 11mila tonnellate di melme oleose contenute in serbatoi metallici. Dell’intervento si parla anche sul sito della società che fa capo alla Green Holding di cui Grossi è presidente. (www.greenh.com, sezione bonifiche). Torniamo con lo sguardo sul territorio. A Spessa Po i lavori all’ex Rivol li curò lo Studio Tedesi, di Claudio Tedesi, attuale direttore generale di Asm Pavia, con il progetto preliminare e poi con la direzione dei lavori. L’intervento di bonifica vera e propria era sempre curato dalla società di Grossi. Tedesi, in veste di tecnico, compare in molti appalti vinti dalle ditte di Grossi.

Fabrizio Merli e Marianna Bruschi, La provincia pavese, 8 novembre 2009

«Indaghino pure, ma completiamo le opere»

VOGHERA. Mezzo milione di metri quadrati da bonificare a Casei, altri 5mila metri ad Albaredo, e poi un impegno insieme ad altre ditte del settore anche in quella che è stata la fabbrica dell’amianto a Broni, il polo Ecored-Fibronit. Sono questi gli appalti di bonifica in Oltrepo per i quali il corpo frestale, incaricato dalla procura di Milano, ha iniziato a raccogliere documenti: tutte bonifiche avviate da società del gruppo di Giuseppe Grossi.
domenica, 08 novembre 2009, 09:31 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti (1)

"C'è pure il nome dell'avvocato Mills

nell'affaire "navi dei veleni" di Nerina Gatti

ESCLUSIVO: Il pentito della ‘ndrangheta Francesco Fonti potrebbe essere presto in Calabria per verificare sul posto alcuni aspetti ancora poco chiari sulle ‘navi dei veleni’.  Il caso dello smaltimento dei rifiuti tossici ha tenuto banco nella riunione della Commissione parlamentare sulle Ecomafie tenutasi oggi, giovedi 5 novembre a Bologna, che ha udito per più di 3 ore il pentito, come rivela l’avvocato di Fonti, Claudia Conidi.  Il presidente dell’organismo bicamerale, Gaetano Pecorella, a quanto si apprende, avrebbe chiesto a Fonti la disponibilità di recarsi in Calabria per riscontrare  sul posto alcuni nuovi dati che possano fare maggiore luce sulla vicenda. Soprattutto bisogna indagare ulteriormente sul relitto a largo di Melito Porto Salvo, territorio di “competenza” del clan Iamonte. Il relitto potrebbe essere quello di una delle 3 navi  che Fonti dichiara di aver affondato. La nave  individuata in quel tratto di mare, ossia a largo di Capo Spartivento, potrebbe essere la Rigel, affondata il 21 settembre 1987. Il suo fu un naufragio simulato. In effetti la nave venne fatta colare a picco dolosamente portandosi dietro il suo carico. Gli atti trasmessi dalla Procura di La Spezia, danno conto della sentenza emessa dal tribunale di La Spezia il 20 marzo 1995,  confermata dalla Corte d’Appello di Genova il 10 novembre 1999 e resa definitiva dalla Cassazione il 10 maggio 2001. La sentenza stabilisce che si è trattato di un «naufragio doloso» e condanna gli armatori e l’equipaggio anche per tentata truffa in danno delle assicurazioni.  Ma se non sarà ritrovato il relitto ed ispezionato il carico, non sarà possibile avere conferma alla ben più allarmante ipotesi, che l’affondamento sia stato attuato per “liberarsi” di tonnellate di rifiuti tossici. I documenti che pubblichiamo in esclusiva, fanno parte della “Relazione navi affondate” della Direzione Marittima di Reggio Calabria, e come si legge sul timbro sono stati depositati in Commissione Antimafia il 27 ottobre scorso. Al numero 20 viene identificata  la Rigel. La Commissione Ecomafie, da quanto è trapelato, avrebbe interrogato Fonti  anche sull’ingegner Giorgio Comerio, trafficante di rifiuti tossici e “noto faccendiere” come lo definì Carlo Giovanardi nel 2004 (all’epoca ministro nel governo Berlusconi). Nel 1995 le procure di Reggio Calabria con Francesco Neri e di Matera con Carlo Maria Pace investigarono approfonditamente su Comerio per i reati di associazione a delinquere e disastro ambientale. Il nome dell’ingegnere di Garlasco appare anche in un inquietante dossier redatto da una nota associazione internazionale per la tutela dell’ambiente. Nella relazione spuntano fuori nomi, società, interessi e connessioni allarmanti. Il punto di partenza è la ODM (Oceanic Disposal Management) società con la quale Comerio voleva assicurare agli Stati compiacenti, lo smaltimento di scorie tossiche e radioattive attraverso il sistema dei missili penetratori riempiti di rifiuti, che poi sarebbero stati conficcati nei fondali marini di Paesi del Terzo Mondo e di regioni del sud Italia, con l’ausilio della criminalità organizzata.

sabato, 07 novembre 2009, 22:49 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Il duello magistratura-avvocatura e i problemi della giustizia italiana

di Giovanna Corrias Lucente

La fase storica che attraversiamo è la peggiore dopo l’emergenza del terrorismo e l’attacco diretto della mafia. Non scorre il sangue. Non si contano i morti. Chi ha una coscienza cerca di mantenere vivo il ricordo del sacrificio delle vittime e tributare la riconoscenza meritata con un impegno coraggioso costato la vita.
Frequentando le aule e i convegni, leggendo i documenti è palese che il contrasto tra le due istituzioni, considero l’avvocatura a pieno titolo tale, ha raggiunto livelli impensabili anni fa. Le accuse si incrociano senza mezzi termini. Nel sistema giustizia paralizzato e mal funzionante ciascuno accusa l’altro di essere l’artefice od il compartecipe del dissesto. Una delle prime critiche è la politicizzazione: è reciproca. Gli avvocati sostengono che i magistrati sono portatori di un disegno politico, che agiscono per raggiungerlo, che allestiscono processi per colpire supposti avversari. I magistrati, del resto, si rendono conto che tra le file degli avvocati esistono politici di professione, professionisti legati a partiti a filo doppio, consiglieri di ministri o di parlamentari, portatori d’interessi anche questi che evadono dalla semplice difesa nel processo. Una parte, minore, dell’avvocatura così rappresenta una forza politica strettamente intesa. Di qui e nella frustrazione che deriva dal lavoro quotidiano – per motivi vari che meriterebbero di essere analizzati a parte – nascono accuse reciproche. Sono numerose, alcune reiterate, altre isolate. E’ ormai invalso sostenere che l’avvocato difende il proprio cliente dal processo e non nel processo. Una patologia gravissima, non v’è dubbio estranea al ruolo del difensore. Una patologia, però, limitata, rilevata in alcuni processi di rilevanza nazionale, forse clonata in processi di piccole dimensioni, ma certamente non una prassi generalizzata. Ed allora se un comportamento deviante appartiene ad numero limitato d’individui è un errore gravissimo attribuirlo ad un’intera categoria. L’avvocatura conta fior di professionisti che difendono con grande serietà, dopo aver studiato ogni carta del processo, ogni questione processuale e sostanziale coinvolta. Non si tratta di poche arabe fenici, ma di centinaia di professionisti che si dedicano con passione e esperienza al loro mestiere cercando di esercitarlo con il decoro e la preparazione necessari.
sabato, 07 novembre 2009, 22:32 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Acqua, via alla raccolta di firme. La sinistra contro l’ipotesi-privato

PAVIA. Circolo Pasolini, Insieme per Pavia, Federazione sinistra alternativa e Sinistra e libertà uniti contro la privatizzazione dell’acqua. Da oggi è in circolazione un modulo per la raccolta firme: obiettivo, 5000 sottoscrizioni entro Natale per chiedere al sindaco e al Comune di Pavia di inserire nello statuto all’articolo 5 questa dicitura: «Il Comune di Pavia ritiene che l’acqua sia un bene pubblico e non una merce e quindi il servizio idrico viene dichiarato servizio pubblico (...); la rete di acquedotto, la distribuzione, le fognature e i depuratori sono di proprietà pubblica inalienabile e di competenza del Comune; la loro gestione è affidata a enti o aziende interamente pubbliche (...)». Il volantino non riporta simboli in modo da essere utilizzato in altri Comuni per iniziare una serrata battaglia. «Temo che sarà una battaglia di principio, ma rimane una battaglia politica in cui noi crediamo fermamente. Anche se l’esito sarà incerto, noi chiediamo la modifica dello statuto», dice Irene Campari del Circolo Pasolini. Continua la Campari: «Anche la maggioranza dovrebbe essere favorevole ad una modifica di questo tipo e mi riferisco in particolare alla Lega Nord». Le fa eco Alberto Ferrari di Sinistra e libertà: «E’ un problema politico che riguarda non solo la maggioranza, ma anche il Pd di cui non sono chiare le posizioni». La gara di appalto è aperta, ma secondo il consigliere di minoranza Paolo Ferloni «gli investimenti non sono da fare sugli acquedotti, ma su depuratori e fognature. L’assegnazione per 10 anni dell’appalto porterà ad un monopolio». Da oggi un gazebo in Piazza della Vittoria e uno al Broletto saranno presenti fino a Natale per la raccolta firme. Intanto il Partito democratico replica alle parole di Delio Todeschini, presidente dell’Aato, che aveva addotto all’inefficienza delle Asm l’aumento delle tariffe dell’acqua. Francesco Brendolise e Andrea Albergati dicono: «E’ chiaro che la ragione vera per cui le tariffe aumentano è che, per legge, tutti gli investimenti vengono inseriti in tariffa, mentre prima una grossa parte del costo era spalmato sulla fiscalità generale. Siamo abbastanza d’accordo sul criterio, purchè la tariffa venga modulata a seconda dei consumi. Il problema è che bisogna capire quanto costa il piano d’ambito, cioè quanti investimenti si devono fare sul territorio. Il valore di 300 milioni ci ha sempre lasciati perplessi perchè non c’è stato mai un vero piano delle opere pubbliche di Aato. Sull’inefficienza, il ragionamento è l’esatto contrario di quanto detto da Todeschini. Sino ad oggi l’inefficienza del sistema si è scaricata sui conti delle Asm, perchè le tariffe erano ferme dal 2002. Fornivamo il servizio e i maggiori costi andavano a carico del cittadino. Se per inefficienza si intendono le modalità di trasferimento del personale, il metodo è stato certificato dalla Regione». (ch.pel.)

"La Provincia pavese", 7 novembre 2009
sabato, 07 novembre 2009, 21:52 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Cari visitatori, è dura, a volte durissima,

di questi tempi quasi come un'invisisbile corsa ad ostacoli, ma il nostro blog è, nella classifica nazionale di Blogbabel.....

Classifica categoria “Consigliato dagli editor”

  punteggio 1 mese 6 mesi sempre  
1. Untoccodizenzero  Consigliato dagli editor 1.84184 236 103 233 -4
2. Circolo Pasolini Pavia  Consigliato dagli editor 1.62714 341 298 586 +8

Classifica italiana
253. Circolo Pasolini Pavia  Consigliato dagli editor 1.62714 341 298 586 +8

Nella classifica italiana di Blogitalia:

Top Italia: 242°
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La società civile, anche se ammaccata e scorticata, esiste.
sabato, 07 novembre 2009, 21:24 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti

Navi dei veleni: La Commissione Ecomafie interroga Fonti

E il caso e' tutt'altro che chiuso di Monica Centofante

Francesco Fonti non fa un solo passo indietro. E davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che lo ha interrogato riservatamente lo scorso 5 novembre, per oltre cinque ore, si è detto determinato ad “andare fino in fondo, fino all’ultimo”. “Solo per onore del vero, per il rispetto degli altri, di me stesso, di questa commissione”. L’ex boss della ‘Ndrangheta che ha permesso la riapertura delle indagini sulle cosiddette “navi dei veleni” non si è fatto scoraggiare dalle dichiarazioni di inattendibilità espresse qualche tempo fa dalle procure di Catanzaro e Reggio Calabria, così come dalla Procura nazionale antimafia diretta da Piero Grasso. E alla Commissione presieduta da Gaetano Pecorella ha fornito nuovi elementi e molti importanti riscontri alle dichiarazioni rese in precedenza alla magistratura. Proprio ora che il dibattito sulle “navi” si è fatto più acceso mentre le affermazioni rassicuranti del Ministero dell’Ambiente e della stessa Dna pretendevano di archiviare un caso che appare tutt’altro che chiuso. Il primo dato importante, assicura ad ANTIMAFIADuemila l’avvocato Claudia Conidi, legale del pentito, è che la stessa Commissione si è espressa in modo favorevole nei confronti del collaboratore, “sottolineando che se non lo avesse ritenuto attendibile non si sarebbe spostata, per ascoltarlo, da Roma fino a Bologna”, dove Fonti è stato interrogato. E dello stesso avviso, ha proseguito Conidi, i magistrati di Livorno, “che nella persona del Procuratore e del sostituto Mannucci ha già proceduto ad un primo interrogatorio di Fonti, che sarà poi sentito in altra occasione”.
Considerazioni del tutto opposte a quelle manifestate in precedenza dalle altre procure quindi e una precisa volontà, espressa dallo stesso Pecorella in una nota, di “verificare puntualmente, per fare chiarezza”, “una serie di elementi, di cui alcuni mai emersi finora”. Nel corso dell’audizione di giovedì, in sostanza, Fonti ha ripercorso tutti i punti del memoriale consegnato nel 2003, nel carcere milanese di Opera, all’allora sostituto procuratore antimafia Vincenzo Macrì. Facendo dei distinguo rispetto alla rielaborazione giornalistica pubblicata nel 2005, in esclusiva, dall’Espresso. Il pentito, per quanto trapelato, ha confermato che il suo ingresso nel mondo dello smaltimento dei rifiuti tossici e radioattivi è avvenuto nel 1987 con i 500 fusti trasportati in Somalia e i 100 interrati in Basilicata. Ed è proseguito nel 1992 con altri 1000 bidoni provenienti da Latina e diretti nella stessa località africana.
sabato, 07 novembre 2009, 21:11 *** link *** inserito da irenecampari *** commenti